"Gambrinus fue chiamato finché visse, regnò in quel di Fiandre e di Bramante.
Dall'orzo il malto pria di tutto estrasse, poscia di birra fe' l'arte brillante tal che li posteri vantasse d'aver avuto un Re, Mastro insegnante"
Queste parole sono la traduzione di un’antica ballata germanica dedicata a Gambrinus, leggendaria figura indissolubilmente legata al malto e al luppolo: che fosse santo, re, cavaliere o duca, è da sempre ricordato come colui che ha inventato - e reso immortale - la birra.
La figura di Gambrinus appartiene non tanto alla storia quanto alla leggenda, tramandata in diverse tradizioni fino ai giorni nostri. Nelle diverse versioni giunte fino a noi i punti fissi di ognuna di esse sono Gambrinus come protagonista delle gesta narrate e il datare la nascita della birra, come se ciò fosse possibile.
Un umanista, Johannes Turmais detto Aventinus cita nei suoi Annales Bajorum Gambrinus come figlio di tal Marsus, re germanico precristiano famoso per la quantità di birra che beveva. Secondo la leggenda Gambrinus, tra l’altro fondatore del porto fluviale di Amburgo, fu un re ancor più illuminato del padre e altrettanto ammiratore della birra.
Alcune leggende invece fanno risalire Gambrinus ai tempi di Carlo Magno: l’inventore della birra sarebbe stato il birraio alla corte del grande re, oppure addirittura un re germanico, fondatore della città di Cambrais (che, in realtà, era già florida in epoca gallica!).
Burkart Waldis, poeta tedesco, nel 1543 citò Gambrinus, dicendo che egli aveva appreso l’arte della birra da Iside, antica dea egizia.
La maggior parte delle leggende, con sfumature differenti si intrecciano però intorno al nome di Jan Primus (dalla cui corruzione deriverebbe il nome Gambrinus). Secondo alcune tradizioni il capostipite dei birrai viveva in Germania nel XIII secolo ed era o il duca di Brabante, o un cavaliere fiammingo, o ancora il re di Brabante e delle Fiandre e visse, questa volta, nel XVI secolo.
Che sia vissuto nell’anno Mille o cinquecento anni dopo, su Jan Primus non mancano gli aneddoti leggendari legati alla birra. Pare che la sua morte avvenne per mano di un cavaliere francese che in un duello gli chiese come mai un re fosse così sleale da combattere contro lui, solo, affiancato da un altro. Lo stratagemma funzionò: il re si voltò per vedere chi vi fosse al suo fianco e in questo modo il francese poté colpirlo alla schiena. Il cavaliere rivelò al morente Gambrinus che l’aiutante a cui si riferiva altri non era che la birra. Infatti tale bevanda aveva reso Gambrinus così forte che nessuno mai era riuscito a batterlo. Per riuscirci il cavaliere francese aveva dovuto ricorrere all’inganno!!
In effetti, che fosse un gran bevitore se ne mormora da secoli: pare che Gambrinus bevesse 117 pinte di birra al giorno!
Le leggende ci raccontano anche di come Gambrinus diventò il re della birra. Giovane abitante di una piccola cittadina fiandra si innamorò della figlia del nobile mastro vetraio per cui lavorava, la bella Flandrine. La ragazza però doveva sposare solo un nobile pari al suo rango, per cui Gambrinus non aveva speranze. Fece di tutto per diventare degno di lei, suonando il violino e componendo odi, ma pur eccellendo nella musica e nella poesia, Flandrine gli restava irraggiungibile. Disperato, decise di togliersi la vita in un bosco, quando gli apparve il diavolo che gli propose un patto: gli avrebbe fatto dimenticare Flandrine, ma in cambio avrebbe posseduto la sua anima per trent’anni. Gambrinus accettò e il diavolo lo iniziò al gioco: e se l’azzardo inizialmente funzionò per distrarlo, quando iniziarono le vincite si rese conto che tramite il denaro avrebbe forse potuto conquistare Flandrine. Ma respinto ancora e accortosi che non l’aveva dimenticata, decise nuovamente di suicidarsi. Ma anche questa volta gli apparve il diavolo, che gli offrì la soluzione ai suoi problemi. Lo portò in una capanna circondata da orzo e luppolo e insegnò a Gambrinus a produrre una nuova bevanda: la birra. Il popolo la assaggiò, la esaltò talmente tanto e ne fu così entusiasta che anche Flandrine accorse per gustarla. Quando la vide Gambrinus non la riconobbe nemmeno: l’aveva dimenticata! Il re delle Fiandre per ringraziarlo del dono che aveva fatto alla sua gente gli offrì il titolo di duca, di conte e di lord, ma egli preferì il titolo di Re della Birra, come ormai era chiamato dal popolo. Gambrinus riuscì anche a liberarsi del diavolo con uno stratagemma, e visse felice con il boccale in mano fino alla fine dei suoi giorni, quando fu sepolto non sotto una lapide, bensì sotto un barile di birra.
Un’altra leggenda ci narra invece di Gambrinus, capo della corporazione dei birrai di Bruxelles e di come ciò avvenne. Intorno al 1100 i birrai decisero che ci voleva un uomo grande e coraggioso che diventasse il loro capo. Organizzarono una gara: un barile di birra venne piazzato sul terreno e chi fosse riuscito a trasportarlo fino a un punto lontano, segnato tra due pietre, sarebbe diventato il loro capo. Iscritto alla gara era anche Jan Primus che, uomo di grande intelletto, rideva degli sforzi che facevano gli altri aspiranti al titolo. Quando fu il suo turno, ordinò ai servi di aprire il barile e bevve finché il contenuto non fu svuotato. Fu a quel punto che agilmente sollevò il barile e lo trasportò fino al punto indicato. Grazie alla sua astuzia, venne eletto capi. Diventò così il patrono dei birrai e Jan Primus divenne Gambrinus, il re della birra.